
In seguito alla tragedia che ha distrutto la sua famiglia, Gloria, infermiera di Milano, decide di andare a lavorare con Medici Senza Frontiere in un ospedale di Kandahar, in Afghanistan. Qui stringe amicizia con una donna afgana, Amina, ed entra in contatto con una realtà drammatica e coinvolgente, fino a scoprire un terribile segreto. Il destino la riporta allora in Italia, sulla strada dell’ispettore Giansanti, a capo di una squadra dell’antiterrorismo.
Dopo Le anime volano via (primo romanzo della trilogia “IL PIANETA DELLA GIOIA”), il giovane ispettore Matteo Giansanti e il vecchio commissario Rota tornano a essere i protagonisti di una storia fatta di opposti che s’incontrano e si scontrano che va oltre il tradizionale conflitto fra bene e male, tra vittima e carnefice.
Anche Com’era dolce l’inferno è stato ispirato, come il racconto precedente, dalla visione di una foto vera, una foto scattata immediatamente dopo un bombardamento avvenuto in Afghanistan.
Visualizzare quest’ultima, a differenza della foto da cui ha preso le mosse la prima storia (alla quale è molto facile risalire in Internet perché si tratta di una delle immagini più famose al mondo, scattata in Sudan e che ha permesso al fotografo Kevin Carter di vincere nel 1994 il Premio Pulitzer),non è cosa facile: per questo è riportata alla fine del libro.
Un romanzo che è una “trama” nel vero senso del termine, un tessuto profondo fatto di persone, indagini, anime, geografie. Non una storia ma molteplici che a volte si intrecciano, si legano, si annodano e si snodano ed altre volte si partoriscono come matrioske.
Si respira da subito la forza del reale che rende immediatamente partecipe il lettore non solo con la mente ma soprattutto col cuore. Si respira e ci si spaventa insieme a Gloria, si indaga insieme a Giansanti e Rota, si soffre insieme al popolo afghano. Si è partecipi degli errori, del dolore, della paura, dell’ambizione, della forza, del coraggio, dell’orrore.
Bovo non ti fa assistere come spettatore ma ti porta dentro le storie che ti toccano fino a bloccarti il respiro, fino a farti commuovere ma anche sorridere. Ti prostra in un deserto senza acqua dove, però, puoi forse trovare un fiore che è riuscito a nascere dalle viscere di una terra arida e violenta. Il romanzo di una vita, di mille vite in equilibrio tra dolore e gioia in un mondo troppo fragile.
– Stefania Tani, GialloeCucina
Com’era dolce l’inferno è ancora un giallo d’amore nel suo senso più lato, è un racconto avvincente che consente di riflettere in modo più complesso sul tema della responsabilità morale.
Gloria, un’infermiera milanese con una tragica vicenda alle spalle, per vedere più chiaro nella sua vita decide di partire per Kandahar come volontaria e, da qui, inizia un’avventura tutta in salita…
Da Milano al Medioriente a Padova, Bovo si sposta con disinvoltura: sembra di casa, sia che parli delle piazze milanesi, delle vie padovane, delle strade afghane. Lo scrittore si diverte e si sente, anche se narra fatti crudi e tragici; la sottile levità della sua scrittura non appesantisce il fardello della storia in cui si intrecciano storie, azioni, relazioni, sentimenti. La sua capacità di rimanere sospeso tra la cruda realtà ed il mondo migliore, che alla fine vince, lo avvicina a chi legge.
Una bella prova di narrazione, formale e di contenuto.
– Ines Thomas, Il Gazzettino
